Ogni anno il 15 agosto ci ritroviamo sulle spiagge o in campagna con amici e/o parenti a prenderci una pausa e far festa, ma, cos’è realmente il ferragosto? com’è nato?
Il termine Ferragosto proviene dal latino Feriae Augusti ovvero riposo di agosto, ed indica una festa popolare dalle radici profonde, che si svolgeva il 15 Agosto per festeggiare la fine dei principali lavori agricoli. In parte si deve anche all’imperatore Augusto(da cui deriva il nome del mese di agosto) l’introduzione di questo periodo di festeggiamenti diventati anche in suo onore.
In quest’occasione i lavoratori porgevano gli auguri ai loro padroni ed in cambio ne ricavavano una buona mancia e l’invito a banchetti di festeggiamento. In tutto l’impero si organizzavano corse di animali e festeggiamenti vari e tutt’oggi certe tradizioni sono rimaste: come il Palio dell’Assunta a Siena del 16 agosto.
Inoltre questa tradizione divenne così radicata nella popolazione che nei secoli, la chiesa la cristianizzò nella celebrazione dell’Assunzione di Maria.
In Italia a differenza di altri paesi europei, il Ferragosto è visto come giorno di balneazione. La gente ama andare al mare, in montagna o in campagna, per staccare dal clima caotico della città e rilassarsi cercando refrigerio e divertimento.
Non resta altro da dire oltre che: Buon Ferragosto!!
psss al vostro ritorno nuovi articoli vi aspettano, scusateci per i ritardi…
Salve a tutti. E’ da un pò che non leggete un articolo serio, qualcosa di importante, mi scuso per questo; ho avuto problemi con la connessione e purtroppo non sono riuscito a sistemare e aggiornare la situazione.
Cosa c’è di nuovo? Beh, allora Firefox è riuscito a raggiungere il record mondiale e adesso conta più di 28 milioni di download, SpreadFirefox.com dichiara:
Ci siamo riusciti! Abbiamo stabilito un Guinness dei Primati.
Grazie al supporto della meravigliosa comunità di Mozilla abbiamo raggiunto il Guinness dei Primati per il maggior numero di download di un programma effettuato nell’arco di 24 ore. Il 18 giugno 2008 oltre 8.002.530 di persone hanno scaricato Firefox 3 e ora apprezzano una migliore, più sicura e consapevole esperienza sul web.
Sin dal rilascio di Firefox, avvenuto nel 2004, ci siamo affidati alla nostra comunità affinché contribuisse alla sua diffusione e grazie a progetti come ‘crop circle’, annunci pubblicitari, adesivi giganti,video, blog e altro, attualmente contiamo più di 160 milioni di utenti sparsi in 230 Paesi.
E poi? Dobbiamo solo aspettare e vedere cosa VOI sarete in grado di escogitare!
Riguardo l’anoressia, ogni giorno decine di ragazze e anche qualche ragazzo vengono indirizzati a questo sito in cerca di un modo per dimagrire e diventare anoressici, indirizzarsi alla malattia o alla morte? Il nostro lavoro, però, non finisce qui. A breve ulteriori informazioni sull’anoressia e su altre malattie molto o poco conosciute.
Il 25 Giugno esce un nuovo decreto legge, quello che in giro sta prendendo il nome di “Decreto Brunetta”. Chi è Brunetta? Uno “dei nostri nuovi ministri”, esattamente si occupa di pubblica amministrazione e innovazione.
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Ritenuta la straordinaria necessita’ ed urgenza di emanare
disposizioni urgenti finalizzate alla promozione dello sviluppo
economico e alla competitivita’ del Paese, anche mediante l’adozione
di misure volte alla semplificazione dei procedimenti amministrativi
concernenti, in particolare, la liberta’ di iniziativa economica,
nonche’ a restituire potere di acquisto alle famiglie, a garantire la
razionalizzazione, l’efficienza e l’economicita’ dell’organizzazione
amministrativa, oltre che la necessaria semplificazione dei
procedimenti giudiziari incidenti su tali ambiti;
Ritenuta, altresi’, la straordinaria necessita’ ed urgenza di
emanare disposizioni per garantire la stabilizzazione della finanza
pubblica, al fine di garantire il rispetto degli impegni in sede
internazionale ed europea indispensabili, nell’attuale quadro di
finanza pubblica, per il conseguimento dei connessi obiettivi di
stabilita’ e crescita assunti;
Ravvisata, inoltre, la straordinaria necessita’ ed urgenza di
emanare le connesse disposizioni dirette a garantire gli interventi
di perequazione tributaria occorrenti per il rispetto dei citati
vincoli;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 18 giugno 2008;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei
Ministri dell’economia e delle finanze, dello sviluppo economico, per
la pubblica amministrazione e l’innovazione, del lavoro, della salute
e delle politiche sociali e per la semplificazione normativa;
Che altro dire? Novità a giorni, abbonatevi ai feed per vedere sempre le ultime notizie, e se avete qualche idea non esitate a farcela sapere!
Nell’altro articolo vi sono stati elencati alcuni possibili utilizzi della Cannabis, qui di seguito scopriremo come si usa per fare il sapone, la carta, la pasta e il biodiesel.
Come si fa il sapone?
Mescolare acqua e soda (attenzione il processo sviluppa calore!). Portare l’olio di canapa ottenuto spremendone i semi alla stessa temperatura della soluzione, e mescolare con un frullino. Una volta raggiunta la giusta consistenza, mettere il composto in stampi, e infornare. Dopo poco avrete il vostro sapone biologico alla canapa.
Come si fa la carta usando la canapa?
Pestare rami e foglie in un mortaio; alla pappetta che si forma aggiungere acqua e vinavil, ed eventualmente acqua ossigenata per sbiancare. Stendere il composto su di un setaccio, e lasciare asciugare a lungo. Ora la vostra carta è pronta!
La pasta con la farina di canapa???
Si fanno tostare i semi in forno e si tritano per formare della farina. Poi la si impasta insieme con acqua e uova. Una volta stesa e tagliata a strisce la si cuoce in acqua salata e buon appetito!
E’ possibile fare il BioDiesel con la canapa? come?
Il processo che segue è molto pericoloso. Le istruzioni date sono solo indicative. Non fare nulla senza le adeguate nozioni.
Spremere a freddo i semi di canapa per ottenere l’olio. Mischiare il metanolo (ottenibile per pirolisi) con lisciva, così da formare metossido di sodio. Mischiare quest’ultimo con l’olio, e mescolare. Lasciar riposare, così che la glicerina si depositi sul fondo. In superficie rimarrà il BioDiesel.
Grazie al supporto della straordinaria comunità di Mozilla, Firefox 3 è stato scaricato oltre 8 milioni di volte nell’arco di 24 ore. È il maggior numero di download mai raggiunto in un solo giorno, un’impresa eccezionale!
Vi preghiamo di essere pazienti mentre il nostro tentativo di record mondiale viene esaminato dagli incaricati del Guinness dei Primati. L’operazione potrebbe richiedere alcuni giorni, quindi tornate a visitarci. Un enorme grazie per il vostro supporto!
Nel frattempo potete cliccare QUI se avete partecipato all’evento, per ricevere il vostro attestato! Un bel pdf che vi ringrazia di aver contribuito a stabilire un nuovo record mondiale…
Parte 1 – Nei prossimi giorni nuove informazioni a riguardo…
Aiutateci a stabilire un Guinness dei Primati. Godetevi una fantastica esperienza sul web. Tutto ciò che dovete fare è scaricare Firefox 3 durante il Download Day, è semplicissimo! Non vi chiediamo niente di trascendentale, come inghiottire una spada o mettere in equilibrio 30 cucchiai sulla faccia, anche se sarebbe un bel record.
Già da settimane era possibile provare le prime beta del tanto aspettato “Firefox 3″, il browser che in molti usano e preferiscono a Internet Explorer (di casa Microsoft). Da oggi alle 19.00 è possibile scaricare la nuova versione ufficiale e partecipare al download day.
Download day non perchè è il giorno per scaricarlo, bensì perchè Mozilla ha deciso di stabilire un record mondiale.
In cosa consiste il record? Da moltissimi giorni ormai gira in rete una campagna pubblicitaria organizzata dalla Mozilla Foundation che consiste nell’esortare gli utenti del web a scaricare tutti insieme la nuova versione del software.
Lo scopo è quello di raggiungere almeno un milione di download entro 24ore, anche se Mozilla ne spera almeno 5 milioni.
Attualmente quasi tutti i siti ufficiali riguardanti la Mozilla Foundation e Firefox sono in down, ovvero irragiungibili. Sarà per le troppe visite?
Vi lascio comunque qui di seguito i link per scaricare e informarvi sulla situazione.
Aggiornamento del 18-06-08: I siti sono nuovamente online
Molte persone se lo chiedono, ma la maggior parte delle volte chi non ne ha sofferto, fa fatica a comprendere il vero significato di questo disturbo.
Un disturbo molto incidente, specie nella popolazione femminile, colpisce prevalentemente nella tarda adolescenza o nella prima età adulta.
Quali sono i sintomi? Come si può riconoscere un attacco di panico?
I sintomi tipici dell’attacco di panico sono:
- aumento della frequenza cardiaca ;
- sudorazione ;
- dolori al petto ;
- vertigini e stordimento ;
- difficoltà di respiro e senso di soffocamento ;
- formicolii ;
- brividi ;
- distorsione percettiva (derealizzazione) ;
- depersonalizzazione ;
- terrore ;
- paura di perdere il controllo ;
- paura di morire ;
- sensazione di morte imminente ;
- sensazioni di deja-vu ;
- tremori ;
- pianto .
Sintomi provocati da un normale meccanismo fisiologico chiamato attacco-fuga.
Questo meccanismo di reazione al pericolo è localizzato in un’area primitiva molto importante del cervello, ovvero l’amigdala.
Anche se questi attacchi durano pochi minuti, sono una delle condizioni più stressanti e spaventose di cui una persona può avere esperienza nella vita.
Dopo vari attacchi di panico, nelle persone vive costantemente la paura di avere paura, ovvero una forte paura che questo disturbo si ripresenti.
Un attacco di panico in se non è pericoloso, ma può essere terrificante, soprattutto perché si sente di perdere completamente il controllo.
Spesso porta ad altre complicazioni quali fobie, depressione, abuso di sostanze, complicazioni mediche e perfino suicidio.
Gli effetti possono variare dal deterioramento delle relazioni sociali all’incapacità completa di affrontare il mondo esterno.
Quali sono le cause?
Una teoria sulle basi biologiche del disturbo di panico ipotizza che vi sia un’alterata regolazione dei neurotrasmettitori cerebrali e che la sede anatomica fondamentale di tale disregolazione sia il locus coeruleus, modulatore principale nel Sistema Nervoso Centrale della vigilanza, dell’attenzione, della paura e dell’ansia.
Un’altra teoria propone che gli attacchi di panico siano il risultato di anomalie della funzione respiratoria; infatti, i pazienti suscettibili a crisi di panico sono soggetti ad iperventilazione cronica.
Altra causa potrebbe essere il risultato di ‘catastrofiche interpretazioni’ di eventi fisici (ad esempio un capogiro) e mentali (ad esempio difficoltà di concentrazione), erroneamente considerati segni di un imminente disastro, quale avere un infarto o un ictus, svenire, impazzire, ecc.. .
Altre cause potrebbero essere l’uso di sostanze o di farmaci.
Le terapie
Si possono curare gli attacchi di panico in diversi modi:
- con un trattamento farmacologico ;
- con un trattamento psicoterapeuta ;
- con una terapia cognitivo-comportamentale di gruppo .
Liberarsi dall’ansia non è solo la conclusione di un percorso, ma è una importantissima opportunità per trovare nuovi equilibri più stabili e solidi.
Per risolvere i problemi connessi a questo disturbo è importante sapere che curare gli attacchi di panico si può, si deve.
Nasce a Milano nel 29 Settembre 1936, Silvio Berlusconi.
Silvio Berlusconi è stato Presidente del Consiglio dei Ministri dal maggio al dicembre del 1994. Successivamente ha fatto parte della 3ª Commissione permanente – affari esteri e comunitari. Nel 1994 ha partecipato alle elezioni del Parlamento Europeo risultando eletto in tutte le cinque Circoscrizioni italiane; tuttavia non è entrato a far parte dell’Assemblea per incompatibilità con la carica di Presidente del Consiglio allora ricoperta. Nella XIII legislatura ha fatto parte della 3ª Commissione permanente – affari esteri e comunitari, della 1ª Commissione permanente – affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni, della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali, della Delegazione parlamentare italiana all’Assemblea del Consiglio d’Europa e della Delegazione parlamentare italiana all’Assemblea della Unione Europea Occidentale. Nel 1999, rieletto al Parlamento europeo, V legislatura, ha rassegnato le dimissioni il 10 giugno 2001 per incompatibilità con la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri, che ha ricoperto nella XIV legislatura del Parlamento nazionale. Ministro ad interim degli affari esteri dal 6 gennaio 2002 al 14 novembre 2002, Ministro ad interim dell’economia e delle finanze dal 3 al 16 luglio 2004 e Ministro ad interim della salute dall’11 marzo 2006.
Il 18 novembre 2007 in piazza San Babila a Milano annuncia la nascita del futuro Movimento “Popolo della Libertà” che viene fondato effettivamente il 27 febbraio 2008.
Il Popolo delle liberta vince le elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008.
Nella XVI Legislatura, Silvio Berlusconi, diviene Presidente del Consiglio dei Ministri per la quarta volta.
Il Consiglio dei Ministri, in quanto organo collegiale, riveste un ruolo di assoluto rilievo nell’ambito dell’organo complesso Governo. Esso è, naturalmente, presieduto dal Presidente del Consiglio ed è composto da tutti i Ministri con o senza portafoglio. Ad eccezione del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che esercita le funzioni di segretario del collegio, nessun altro Sottosegretario di Stato ha titolo per partecipare alle sedute del Consiglio. In forza di specifiche disposizioni i Presidenti delle regioni statuto speciale (Val D’Aosta, Sardegna, Sicilia, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige ) e delle due province autonome (Trento e Bolzano ) possono prendere parte alle sedute del Consiglio dei Ministri, con voto consultivo, qualora siano trattate materie di loro interesse.
Ad elezioni vinte il neo-capo del governo(Silvio Berlusconi) stila la nuova lista del Consiglio dei Ministri. Dopodichè viene proposta al Presidente della Repubblica(Giorgio Napolitano) che nomina i nuovi ministri.
Alitalia – Linee Aeree Italiane S.p.A. Compagnia Pubblica di bandiera Italiana con sede a Roma e facente capo al Gruppo Alitalia nasce il 5 maggio 1947, effettuando la prima tratta con il leggendario FIAT G.12, Roma – Torino – Catania. Nel maggio del 1950, salgono per la prima volta le Hostess a bordo del DC4. Giovani ragazze magre in pantaloni verde scuro, camicia bianca o con bordature alle maniche tricolore (Verde, Bianco, Rosso) e foulard tricolore intorno al collo. L’Alitalia conquista l’Italia in poco tempo e nel giro di 5 anni effettua i suoi primi voli a lungo raggio, tra cui Francia, Spagna, Germania. Fino al 1960 la compagnia riesce in breve tempo a dominare il territorio e ad imporsi sul mercato italiano. Con i primi voli a lungo raggio l’Alitalia introduce a bordo dei sui DC4 i primi pasti caldi. Per inaugurare le Olimpiadi del 1962, l’Alitalia divenne vettore ufficiale, un modo migliore e sicuro per farsi riconoscere nel mondo. Nel 1981, l’Alitalia si espande orgnicamente, creando così l’Alitalia Cargo Express Boeing 707 e Alitalia Business con i primi MD80.
foto: FIAT G.12
In dieci anni Alitalia è amministrata abbastanza decentemente da permettere un grande sviluppo, che porterà gli aerei battenti la sua bandiera in tutto il mondo e a prezzi tutto sommato economici. Negli anni Sessanta raggiunge il milione di passeggeri. Nel 1968 è il terzo vettore europeo e il settimo nel mondo. Fattura 140 miliardi di lire, ha 10mila dipendenti e vola in 70 Paesi del mondo.
Ma all’alba degli anni settanta, i dolori e le crisi cominciano ad espandersi a macchia d’olio. Caso vuole che proprio in quel periodo comincia la deregolamentazione del mercato dell’aerotrasporto, l’inizio della concorrenza e la fine degli aiuti pubblici. E Alitalia è ancora azienda pubblica, non ha alleati e, a causa della fine degli aiuti di Stato, ha le casse vuote.
Siamo agli inizi anni ottanta e con pochi sforzi rimasti l’Alitalia decide di ristrutturare. Cambia la divisa dei piloti, portando i gradi anche sulle spalle. Le Hostess vengono selezionate duramente e viene cambiato il look introducendo gonna blu, scarpe con tacco basso, foulard non più verde ma blu, camicia bianca con spilla Alitalia posta sulla giacchetta verde pastello con risvolte alle maniche e bottoni color neri. Vengono introdotti successivamente anche gli Steward.
Il problema è anche e soprattutto strategico: mentre altrove si privatizza, si creano grandi piani industriali, in Italia o si fa troppo poco o si fa troppo. Gli amministratori sono manager professionisti, ma avendo studiato all’estero non sono in grado di dare ad Alitalia quello che l’azienda necessita, anche a causa di veti politici. In quel periodo l’Alitalia è ancora al 100% in mano al Tesoro. Nel 1996 arriva Cempella, che trova tremila miliardi di debiti, dieci anni di perdite e tensioni con i dipendenti. La situazione è critica, ma è ancora risolvibile. L’importante è che Alitalia cessi di essere azienda pubblica, e impari a convivere con il mercato (che in Italia non esisteva e non ancora esiste). Cempella compie un’opera tutto sommato encomiabile: tagli agli stipendi, e ingresso dei dipendenti nell’azionariato. Una manovra che è usata ancor oggi in Paesi più avanzati per assicurarsi la fedeltà dei dipendenti, consci che i loro guadagni dipendono dal loro lavoro. Ma l’Italia non è pronta per una simile svolta epocale come questa, e infatti la CGIL di Sergio Cofferati mette il veto, e l’opera di Cempella è già monca.
Ma non tutto è perduto: nel 1996 il governo di Romano Prodi (che a lungo è stato a capo dell’IRI) vara una timida privatizzazione. Il 21% viene diviso fra i dipendenti,mentre il 15% finisce sul mercato. Lo Stato è ancora saldamente al comando, ma l’azione ha un successo formidabile, ma viene commesso il primo errore: non completare la privatizzazione. Se l’avesse fatto in base al successo della prima tranche, se avesse continuato a privatizzare come era già avvenuto all’estero, lo Stato avrebbe incamerato quattrini e non saremmo oggi costretti a privatizzare svendendo.
Siamo ai primi mesi del 2000 e arriva Malpensa ma la UE non aveva bocciato il piano solo per le condizioni industriali, ma per tutto un atteggiamento del governo in materia di trasporto aereo. Il problema è anche Malpensa 2000: la SEA vuole costruire un grande HUB (HUB: centro smistamento traffico aereo territoriale nevralgico), concorrente di Francoforte e Parigi. L’Europa è entusiasta, ed eroga 400 miliardi di lire da ripagare in 15 anni per la costruzione dell’aeroporto. Ma la colpa è ancora una volta del governo: fra le condizioni imposte dall’Europa c’è la costruzione delle infrastrutture per permettere l’accesso a Malpensa. Per l’Italia è una grandissima occasione, visto che un hub porta ricchezza e prosperità: la Bocconi ha stimato 150mila posti di lavoro e dieci miliardi di euro di valore. Ma l’occasione è clamorosamente perduta.
Il 6 maggio 2003 Berlusconi chiama Giancarlo Cimoli (v. foto): l’azienda perde, in quel momento, un milione di euro al giorno. Cimoli presenta un nuovo piano di tagli, ma contemporaneamente si autoaumenta lo stipendio fino a tre milioni di euro all’anno, sei volte lo stipendio del suo omologo di Air France, azienda che però non è in profondo rosso come Alitalia. In compenso, Alitalia dimentica di rinnovare la concessione per i voli da e verso la Sardegna, che finiscono ad Air One e Meridiana. Il Tesoro privatizza timidamente ancora un po’, e scende al 49%, abbastanza per mantenere ancora il controllo, troppo per salvare Alitalia. Dopo aver racimolato dieci milioni di euro di stipendio, nel 2006 Cimoli se ne va, pretendendo una buonuscita di otto milioni, e il governo Berlusconi lo permette.
La colpa? Ancora di un governo incapace: Prodi, che è sempre stato presidente dell’IRI, è per questo in grado di manipolare il management di Alitalia, e commette la prima sciocchezza, ovvero Alitalia chiederà un aumento degli slot su Linate, invece di prenotare quelli su Malpensa. Poi ancora il governo “dimentica” di costruire le infrastrutture necessarie, e la costruzione dello hub va a rilento. Le compagnie estere rifiutano di trasferirsi da Linate a Malpensa, e hanno ragione: chi vorrebbe andare in un aeroporto nel deserto? Gli unici a astenersi sono, guarda caso, Air France e KLM.
Una intesa tra Alitalia e KLM E proprio con KLM Alitalia decide di aprire le trattative: Cempella vuole allearsi con gli olandesi, e questo porterebbe alla costituzione della prima compagnia aerea europea. Un grande risultato, un grande accordo, che offre la possibilità, per il governo, di uscire dalla compagnia, far quattrini e lasciare che sia Alitalia ad autoregolamentarsi per essere un’azienda sana e forte. Ma il governo compie ancora passi falsi, stavolta anche con la Giunta del Comune di Milano. Malpensa 2000, pilastro dell’accordo con KLM, è sempre più lontano, pur essendoci un accordo sulla carta che definire favoloso è dire poco. Nel 1998 cade il governo Prodi e il nuovo governo D’Alema ne combina di cotte e di crude. Uno scontro fra il ministro dei trasporti Treu e quello dell’ambiente Ronchi stronca la partenza di Malpensa 2000, mentre il Governo non si oppone alle decisione dell’Unione Europea, evidentemente pressata dagli altri governi, tedeschi e inglesi in primis. Un giorno prima del trasferimento da Linate a Malpensa, Treu blocca tutto. L’inizio della fine. La situazione peggiora fino a quando KLM ne ha piene le scatole dell’immobilismo del Palazzo italiano, tanto che preferisce pagare una penale di 250 milioni di euro e rischiare di fallire, piuttosto che avere a che fare con gente del genere! Troppe ingerenze, troppe guerre fratricide interne a tutti i livelli. Il 20 aprile del 1999 KLM se ne va e finisce fra le braccia di Air France, mentre Alitalia è sola e deve gestire tre hub, Fiumicino, Linate e ovviamente Malpensa.
Arriva poi l’11 settembre e la crisi per tutte le compagnie aeree. Cempella, dopo cinque anni di amministrazione e di successi intravisti e non conseguiti, lascia Alitalia. Al suo posto, Giuliano Amato chiama Francesco Mengozzi, manager professionista, ma che non è addentro al sistema dell’aerotrasporto. Completamente inadatto all’incarico, lascia dopo mille giorni, dopo avere ridimensionato l’azienda per far fronte alle perdite. Ma non è sufficiente.
“Bisogna privatizzare”, Il nuovo capo del governo, Silvio Berlusconi, con lo stile che gli si confà, chiama esperti americani, i quali sono indecisi se ridere o disperarsi: in poche parole, dicono al governo italiano di essere un ingenuo frescone per non dire totale babbeo. Una sola cosa da fare, prima di subito. Privatizzare. Ancora una volta, dopo tanti anni, la parola d’ordine è sempre la stessa: privatizzare. Mentre all’estero i governi aiutano le compagnie aeree in modo discreto, se le aiutano, in Italia Alitalia è l’azienda al servizio delle forze politiche, e per questo non può essere privatizzata. Le forze politiche dimenticano che Alitalia deve essere al servizio del pubblico. I politici dimenticano ancora una volta i cittadini.
Unica altra azienda ancora in mano allo Stato, oltre Alitalia, viene privatizzata nel 2003 e si allea con KLM. Il governo Berlusconi annuncia a sua volta la privatizzazione, ma non dice come ne quando. I sindacati, altra delle numerose corporazioni medievali presenti in Italia, si oppone, e Berlusconi si arrende. Alitalia rimane in mano allo Stato, e va così alla giornata.
Nel 2004 Air France e KLM si fondono, e affermano di essere ben lieti di unirsi ad Alitalia in futuro, ma prima essa deve essere risanata e privatizzata. Alitalia subisce ancora tagli. Il governo decide di vendere: Alitalia è perduta. Ma il peggio non è ancora finito. Dopo un primo tentativo di vendita, condotto dal nuovo governo Prodi, i potenziali acquirenti comprendono che l’invito a proporre del governo punta troppo in alto per il reale valore dell’azienda, e lasciano. La strada dell’asta viene abbandonata, e si punta alla vendita trattando con un solo partner. Viene scelto Air France-KLM, insieme a Lehman Brothers, sotto la guida di Mengozzi (ve lo ricordate?). Ma ancora una volta, cade il governo. Intanto Alitalia decide di abbandonare Malpensa dall’estate 2008: un fulmine a ciel sereno, che non permette alla SEA, che gestisce l’aeroporto, di correre ai ripari. Malpensa rischia la chiusura, e l’economia del Nord, in un momento di crisi come questo, rischia l’implosione. La SEA ricorre contro Malpensa e chiede ad Alitalia un risarcimento di 1,2 miliardi di euro.
Col nuovo governo Berlusconi nel 2008, cambiano le carte in tavola, facendo entrare in trattative con la compagnia Russa e tagliando fuori l’Air France e KLM. La maggioranza non è favorevole a questo cambiamento. Intanto arriva il primo prestito dallo stato italiano di 300 milioni di euro. Questo gesto compiuto dallo stato sta portando polemiche fino a quando Ryanair chiede alla Commissione Europea di bloccare l’ulteriore prestito di 300 milioni di euro accordato dallo Stato italiano ad Alitalia e non in conformità con le regole europee. La compagnia italiana, si legge in una nota della compagnia low cost irlandese, «ha già ricevuto oltre 5 miliardi di auti di stato, ma la Commissione Europea ha sempre, per quanto riguarda le compagnie tradizionali, deciso di chiudere un occhio e non fare nulla».
In conclusione, la tragedia di Alitalia è il simbolo di una storia, quella italiana, ormai fuori dal mondo. Mentre in tutto l’Occidente nasce l’economia di mercato, in Italia le corporazioin di modello medievale lo fermano. Mentre in Occidente si lascia che siano i privati a offrire determinati servizi, magari con incentivi di Stato, in Italia lo Stato, invece di garantire semplicemente diritti e sicurezza, si comporta in modo paternalistico, nazionalizzando e mai privatizzando. Le aziende chiave del Paese non vengono assegnate in base alle competenze, come avverrebbe in regime di mercato, ma lottizzate, in modo da soddisfare questo o quel partito. La storia di Alitalia ne mostra le conseguenze: manager incapaci di fronteggiare la crisi, per incapacità propria o per veti politici, l’azienda che si arrende perché, a lungo protetta dallo Stato dalla concorrenza, con la deregulation e il progresso si ritrova senza gli anticorpi necessari per fronteggiare la concorrenza.
Le corporazioni italiane, da Confindustria ai sindacati, dai notai ai farmacisti, i governi, di destra e sinistra, decisamente fuori da un mondo cambiato rispetto ai politici che li guidano, ancora fermi agli anni Settanta, oltre a vere e proprie demolizioni dello Stato di diritto grazie a leggi a favore di questa o quella persona, bloccano lo sviluppo di una solida economia di mercato.
Questo è solo l’inizio di una serie di braccio di ferro tra sindacati e nuovo governo Berlusconi. Dove andremo di questo passo?
IL NUOVO sistema operativo Microsoft, nome in codice Windows 7, potrebbe vedere la luce già “dal prossimo anno o giù di lì”. A sostenerlo, orgoglioso e un po’ spavaldo, è stato Bill Gates in persona, a margine di un seminario sul tema della filantropia organizzato dall’Inter-American Development Bank. Nemmeno il tempo di capire cosa intendesse il “re Mida di Internet”, che sul Web si è subito scatenata la rincorsa alle immagini del nuovo gioiello made in Redmond, alle indiscrezioni e ai video disponibili.
A quanto pare, secondo alcune indagini, molti utenti possessori del sistema operativo Windows Vista non sono pienamente soddisfatti delle prestazioni e dell’utilità di tale sistema operativo. Windows Vista inizia a tremare del suo insuccesso.
Windows 7, un sistema modulare? L’ipotesi sul campo è che BigM possa mettere in vendita un pacchetto base del suo nuovo sistema operativo, al quale ogni utente potrà aggiungere servizi come navigazione, archivio immagini e altro, in base alle proprie esigenze e al proprio budget. Una decisione che andrebbe incontro alle esigenze di quegli utenti in cerca di soluzioni più flessibili e meno monolitiche. In linea con quanto il mercato sta proponendo da diversi mesi: computer più leggeri, meno potenti in qualche caso, ma estremamente maneggevoli e capaci di gestire i servizi base come posta, Web, instant messaging e pacchetti office, in ogni circostanza.
Funzionalità “touch-screen” evolute. Che lo stesso Bill Gates sia un appassionato sostenitore del “touch-screen” è ben noto. Cioè di quella particolare tecnologia che permette all’utente di interagire con il proprio computer o smart phone semplicemente toccando lo schermo. Tanto è vero che nel prossimo Windows 7 – ma sono voci non confermate dall’azienda – c’è chi sostiene ci si troverà davanti a un’evoluzione di Microsoft Surface, un nuovo prodotto lanciato ufficialmente in questi giorni dall’azienda di Seattle e che consentirà, grazie per l’appunto all’utilizzo di un grande schermo multi touch di posizionare oggetti, immagini, video e trasferire files solo grazie al tocco di una o più dita.
Convergenza con il mondo mobile. Certo è, che il nuovo Windows 7 sarà sviluppato con un occhio di riguardo al mondo “mobile”. Un mercato, quello degli smart phone e dei prodotti informatici sempre più piccoli, multiuso e costantemente connessi a Internet, per cui Microsoft ha già annunciato alcune novità, proprio con Windows 7: la possibilità di effettuare un roaming senza interruzioni tra le differenti tecnologie wireless (Wi-Fi, WWAN, WiMax, etc.), ovvero di non perdere mai la connessione; la stessa tecnologia “touch-screen”; così come il miglioramento delle funzionalità di risparmio energetico.
I tormenti di Windows Vista. E’ certo che l’annuncio sorpresa di Bill Gates su l’imminente uscita di Windows 7 suona come il canto del cigno per Windows Vista, il sistema operativo di Microsoft attualmente in commercio lanciato appena 14 mesi fa. Malgrado i ripetuti sforzi tecnologici e commerciali di Redmond, il sostituto di Windows Xp non sembra aver raggiunto i risultati che Bill Gates & Co si aspettavano. A confermarlo il recentissimo report della Forrester Research sull’adozione dei sistemi operativi nell’ambito delle imprese. Risultato? In base alle risposte di 50mila utenti e 2300 grandi aziende Windows Vista ha perso terreno: la flessione di quasi quattro punti (dal 98,6 per cento di gennaio 2007, al 94,9 per cento di dicembre dello stesso anno), sostiene la società di ricerca, è dovuta essenzialmente all’avanzata dei sistemi operativi Apple, e avverte: non va meglio nelle grandi aziende. Qui i dipartimenti IT sembrano snobbare Vista e preferire l’intramontabile Windows Xp.
Insomma, i giorni per Windows Vista sembrano contati: nell’arco di 24 ore, infatti, tra l’annuncio di un nuovo Windows 7, ovvero il suo successore, e la dichiarazione in cui Microsoft estende di almeno due anni il termine ultimo per la vendita di Windows XP, ovvero il suo predecessore, Vista sembra stia finendo le proprie scorte d’ossigeno, schiacciato fra i due, e dal proprio insuccesso.
A quanto pare, è notizia ufficiale che Microsoft sia intenzionata a rilasciare Windows 7 per il 2010. E’ quindi anche ufficiale la notizia che si sta già lavorando alla versione M1 del futuro sistema operativo, ma Microsoft non comunica nulla sulla Milestone 2. Staremo a vedere!
“Dove sei?”, è la domanda ricorrente della moglie che chiama il marito sul telefonino, del papà che il sabato notte si preoccupa per la figlia fuori casa o di un ragazzo in cerca di un amico. Finora ogni risposta era possibile: anche le bugie venivano mascherate dalla immaterialità delle comunicazioni via cellulare. Niente più bugie, arriva il cellulare spia, una nuova tecnologia gps, già introdotta dalla Sprint Nextel e presto offerta anche ai 65milioni di utenti della società americana Verizon Wireless, non darà più scampo. I telefonini si trasformeranno in piccole spie: sullo schermo dei cellulari comparirà una carta stradale con un punto rosso nel luogo dove si trova l’interlocutore.
La rivoluzione rischia di invadere la privacy, alimentando gelosie, mandando all’aria molti matrimoni e creando tensioni nella famiglie. C’è anche il pericolo che i maniaci sessuali ne approfittino per inseguire le loro vittime. Perché allora tanto interesse (e tanta fretta) da parte delle aziende di telefonia mobile? Semplice: la Verizon e le altre puntano al segmento giovanile del mercato, agli under 24 che già non si fanno troppi scrupoli nel condividere informazioni personali sui siti di social networking, come Facebook e MySpace, e vogliono invece rimanere in contatto costante con gli amici.
Mentre nel complesso l’industria americana dei cellulari è in ritardo rispetto ad altri paesi, parte avvantaggiata nelle nuove tecnologie di localizzazione digitale. Alcuni anni fa, infatti, le autorità di Washington hanno imposto che i nuovi telefonini fossero forniti di sistemi satellitari gps (Global positioning system) in modo da facilitare gli interventi in casi di emergenza. E le società del ramo ne approfittano ora per allargare la gamma dei servizi a pagamento. Oltre ai giovani, prevedono una forte domanda da parte di aziende che hanno i dipendenti disseminati in una stessa zona o di genitori che vogliono tenere sotto controllo i figli.
Sia la Sprint che la Verizon Wireless, una joint venture della Verizon con la Vodafone, utilizzano per i loro “servizi spia” un software chiamato Loopt e creato da Sam Altman, un ventiduenne dell’università di Stanford che si è trasformato in inventore-imprenditore. Altman è il primo a rendersi conto dei problemi di privacy e, indirettamente, dei pericoli di eventuali cause giudiziarie. Per questo ha previsto una serie di misure di protezione. Ogni utente può rendersi reperibile solo a un network di altri utenti che hanno già sottoscritto allo stesso servizio. Nessun ragazzo sotto ai 14 anni può fare l’abbonamento da solo. Nelle prime due settimane di operatività si ricevono in continuazione messaggi che ricordano che si è sotto osservazione. E chiunque può disattivare il servizio in qualsiasi momento.
Ma anche con questi accorgimenti la Sprint impone ai nuovi utenti di firmare una lunga liberatoria e la Verizon Wireless, che lancerà la nuova iniziativa ad aprile, promette di fare altrettanto. Insomma, nessun marito “localizzato” in flagrante e lasciato dalla moglie potrà chiedere un risarcimento dei danni.